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Articoli legali curati dagli avvocati professionisti di Varese

Lo Studio Legale Valenzano & Margheritis a Varese è costantemente aggiornato sulle novità del settore e desidera offrire alla propria clientela la possibilità di mantenersi sempre informata riguardo le sentenze pubblicate. Per questo gli Avvocati sono attivi nella pubblicazione di articoli legali che tengano aggiornati gli assistiti, rendendoli partecipi di ogni operazione nel pieno rispetto del valore che guida quotidianamente l'attività dello Studio: la trasparenza. Visitate questa pagina per poter accedere agli articoli che saranno periodicamente pubblicati.

PILLOLE DI DIRITTO

LA MANCATA REGISTRAZIONE DEL CONTRATTO DI LOCAZIONE E LA NULLITA’ DELLE CLAUSOLE OCCULTE PER AUMENTARE IL CANONE
La normativa fiscale, stabilisce che sono soggetti a registrazione, nel termine di trenta giorni dalla data dell'atto o dalla sua esecuzione in caso di contratto verbale, i contratti di locazione immobiliare, sia se stipulati per iscritto sia se conclusi verbalmente, indipendentemente dall'ammontare del canone. Il principio di diritto stabilito dalle Sezioni Unite nella sentenza n. 23601 del 9 ottobre 2017 è quello secondo cui la mancata registrazione del contratto di locazione di immobili è causa di nullità dello stesso. Il contratto di locazione di immobili, quando sia nullo per la sola omessa registrazione, può comunque produrre i suoi effetti con decorrenza ex tunc, nel caso in cui la registrazione sia effettuata tardivamente, provocando in tal modo la produzione degli effetti dalla stipula del contratto.
E' nullo il patto col quale le parti di un contratto di locazione di immobili ad uso non abitativo concordino occultamente un canone superiore a quello dichiarato; tale nullità vitiatur sed non vitiat, con la conseguenza che il solo patto di maggiorazione del canone risulterà insanabilmente nullo, a prescindere dall'avvenuta registrazione. La soluzione così adottata dalle Sezioni Unite ha, pertanto, il pregio di ricondurre ad unità la disciplina delle nullità e della (eventuale) sanatoria di tutti i contratti di locazione, ad uso abitativo e non.
Avv. Paolo Valenzano
IL CONTRATTO DI CONVIVENZA
Il contratto di convivenza è un accordo con cui la coppia definisce le regole della propria convivenza, regolamentando gli aspetti patrimoniali e alcuni rapporti personali.
È un contratto che può essere stipulato da coppie, legate da un vincolo affettivo, che decidono di vivere insieme stabilmente (c.d. convivenza more uxorio).
Dal contratto di convivenza nascono veri e propri obblighi a carico delle parti che lo hanno sottoscritto.
Se vi è violazione di uno degli obblighi, l'altra parte può rivolgersi al giudice per ottenere ciò che le spetta. La durata del contratto coincide con la durata del rapporto di convivenza.
Naturalmente, alcuni accordi - per loro natura- producono effetti proprio a partire dalla cessazione del rapporto di convivenza (es: definizione dei rapporti reciproci patrimoniali in caso di cessazione della convivenza).
È possibile disciplinare diversi aspetti patrimoniali che riguardano: le modalità di partecipazione alle spese comuni; la definizione dei rapporti reciproci patrimoniali in caso di cessazione della convivenza; la modalità di uso della casa adibita a residenza comune; l'attribuzione della proprietà dei beni acquistati nel corso della convivenza; la facoltà di assistenza reciproca, in tutti i casi di malattia fisica o psichica, o la designazione reciproca ad amministratore di sostegno.
Per la stipula del contratto di convivenza, la legge prescrive la forma scritta a pena di nullità, con atto pubblico o scrittura privata autenticata da un notaio o da un avvocato, i quali devono attestarne la conformità alle norme e all'ordine pubblico. Per rendere il contratto opponibile ai terzi, il notaio o l'avvocato che hanno autenticato l'atto, devono trasmetterne una copia al Comune di residenza dei conviventi, al fine dell'iscrizione nei registri dell'anagrafe, nei quali è registrata la convivenza.
Avv. Paolo Valenzano
IL DELITTO DI STALKING
Lo stalking consiste in un insieme di condotte persecutorie ripetute nel tempo (come le telefonate molestie, pedinamenti, minacce) che provocano un danno alla vittima incidendo sulle sue abitudini di vita oppure generando un grave stato di ansia o di paura, o, ancora ingenerando il timore per la propria incolumità o per quella di una persona cara.
Possono rappresentare condotte che integrano lo stalking: le ripetute telefonate (Cass. n. 42146/2011), l'invio di buste, sms, e-mail e messaggi tramite internet, nonché la pubblicazione di post o video a contenuto ingiurioso, sessuale o minaccioso sui social network (Cass. n. 14997/2012; Cass. N. 32404/2010); oltre, altresì, al danneggiamento dell'auto della vittima (Cass. n. 8832/2011), alle aggressioni verbali alla presenza di testimoni e alle iniziative gravemente diffamatorie presso i datori di lavoro della vittima per indurre questi ultimi a licenziarla (Cass. n. 34015/2010), nonché, altresì, ai reiterati apprezzamenti, invii di baci e sguardi insistenti e minacciosi (Cass. n. 11945/2010).
Le condotte devono essere reiterate ma sono sufficienti anche "due sole condotte di minaccia o molestia" come tali idonee a costituire la reiterazione richiesta dalla norma incriminatrice (Cass. n. 45648/2013; Cass. n. 6417/2010).
Il danno provocato nella vittima deve consistere nell'alterazione delle abitudini di vita, in un perdurante e grave stato di ansia o di paura, ovvero, di un fondato timore per l'incolumità propria, di un prossimo congiunto o di una persona alla quale il soggetto è legato da relazione affettiva.
Avv. Paolo Valenzano
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