Danno terminale: criticità scientifiche e medico-legali dei criteri di liquidazione
Il dibattito sulla liquidazione del danno terminale ha assunto particolare rilevanza a seguito dell’introduzione delle tabelle dell’Osservatorio di Milano, che hanno tentato di standardizzare i criteri risarcitori. Tuttavia, l’approccio adottato presenta significative criticità sotto il profilo scientifico e medico-legale che meritano un’attenta analisi.
I presupposti delle tabelle milanesi
Le tabelle dell’Osservatorio di Milano si fondano su quattro presupposti fondamentali:
- L’esclusione del risarcimento per periodi inferiori a 4 giorni tra lesione e decesso
- La limitazione del periodo risarcibile a 100 giorni
- La necessità dello stato di coscienza della vittima
- La decrescenza del valore monetario giornaliero, basata sull’assunto che la sofferenza diminuisca progressivamente
Questi criteri, presentati come scientificamente fondati, sollevano in realtà numerose perplessità sia dal punto di vista medico che umano.
La questione della coscienza e consapevolezza
Un aspetto particolarmente problematico riguarda la distinzione tra stato di coscienza e consapevolezza. La scienza medica moderna riconosce che:
- Il coma è uno stato transitorio (per definizione massimo un mese)
- Lo stato vegetativo può essere persistente (fino a un anno) o permanente (oltre un anno)
- Esistono “isole di funzionalità cerebrale” anche nei soggetti in stato vegetativo
Come dimostrato da Owen et al. (Science, 2006), anche nei pazienti apparentemente privi di coscienza permangono aree di attività cerebrale significativa. La coscienza stessa è un fenomeno bidimensionale che comprende:
– Vigilanza (livello di coscienza)
– Consapevolezza (contenuto della coscienza)
La percezione del dolore
La ricerca scientifica ha dimostrato che:
- Il 65% del personale sanitario in terapia intensiva ritiene che i pazienti in stato vegetativo soffrano
- Il 95% lo ritiene per i pazienti minimamente coscienti
- I pazienti in stato vegetativo mostrano reazioni cerebrali agli stimoli dolorosi
- Oltre l’80% dei pazienti minimamente coscienti risponde al dolore con espressioni facciali
Questi dati, supportati da studi come quello di Schnakers et al. (AAPS Journal, 2012), mettono in discussione l’approccio semplicistico delle tabelle.
Criticità specifiche delle tabelle
- Limite temporale arbitrario
Il limite di 100 giorni appare privo di fondamento scientifico. Non esistono evidenze che giustifichino questa scelta temporale, specialmente considerando la varietà di situazioni cliniche possibili.
- Decrescenza del valore
L’assunto che la sofferenza diminuisca con il tempo non trova riscontro nella letteratura scientifica. Al contrario, in molti casi la consapevolezza della morte imminente può intensificare la sofferenza psicologica.
- Stato di coscienza
La distinzione netta tra stati di coscienza e incoscienza non riflette la complessità delle condizioni neurologiche moderne, specialmente considerando:
– Stati di minima coscienza
– Sindrome locked-in
– Stato di veglia aresponsiva
- Sedazione e cure palliative
Le tabelle non considerano adeguatamente l’impatto delle moderne pratiche mediche, come:
– Il coma farmacologico indotto
– Le cure palliative
– La gestione del dolore terminale
Proposte per un approccio più scientifico
Per superare le criticità evidenziate, sarebbe necessario:
- Basare i criteri su evidenze scientifiche documentate
- Considerare la complessità individuale dei casi
- Valutare l’impatto delle moderne pratiche mediche
- Sviluppare parametri più flessibili che tengano conto delle diverse condizioni cliniche
La necessità di un approccio individualizzato
Come evidenziato dalla letteratura medica più recente, ogni caso di danno terminale presenta caratteristiche uniche che difficilmente possono essere standardizzate in tabelle rigide. Sarebbe più appropriato:
- Valutare caso per caso la condizione clinica specifica
- Considerare il contesto terapeutico complessivo
- Analizzare l’effettiva percezione del dolore e della sofferenza
- Tenere conto delle moderne pratiche di gestione del dolore
Conclusioni
Le tabelle dell’Osservatorio di Milano, pur rappresentando un tentativo lodevole di standardizzazione, presentano significative criticità scientifiche e medico-legali. Un approccio più rigoroso dovrebbe:
- Basarsi su evidenze scientifiche documentate
- Considerare la complessità delle moderne condizioni cliniche
- Valutare l’impatto delle pratiche mediche attuali
- Mantenere una flessibilità sufficiente per adattarsi ai casi individuali
Come suggerito dall’aforisma di Fernando Pessoa, “Non ci sono norme. Tutti gli uomini sono eccezioni a regole che non esistono”, forse è necessario riconsiderare l’approccio alla quantificazione del danno terminale, privilegiando una valutazione più individualizzata e scientificamente fondata.
La sfida per il futuro sarà quella di trovare un equilibrio tra l’esigenza di standardizzazione e la necessità di rispettare la complessità scientifica e umana di ogni singolo caso, sempre mantenendo come riferimento le più recenti evidenze mediche e l’evoluzione delle pratiche terapeutiche.
Sinistri stradali – Risarcimento danni alla persona – Valenzano & Margheritis

